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DON GIANFRANCO GAUDIANO: cenni biografici 

 A cura di Giuliana Ceccarelli

-Le origini

-Gli anni 60

-Gli Anni 70: la nascita della Comunità

-Gli anni 90 e le nuove povertà

 

Gianfrancesco Gaudiano nasce a Montegridolfo (Fo) – terzo di 5 figli - l'11 luglio 1930 nel palazzo avito dei conti Graziani Cisterni, la famiglia di nobili origini a cui appartenevano la madre Adele e sua sorella Luisa, insegnante, considerata sempre dai 5 ragazzi una ‘seconda madre'. Il padre Giuseppe era capo-geometra al catasto pesarese, pertanto tutta la famiglia viveva a Pesaro e Gianfranco ha frequentato le elementari, medie e superiori nelle scuole cittadine.

A 16 anni viene nominato da Gino Filippucci ( allora presidente della Gioventù Italiana di Azione Cattolica) delegato diocesano juniores: “… Pur non venendo dalla gavetta e non sapendo quasi niente di Chiesa cominciai a lavorare tra i giovani che avevano un'età tra i 15 e i 20 anni… io ero uno dei più piccoli però ero il responsabile…” ( Intervista a Gianfranco Gaudiano in “Storia della Comunità”/ 1-8 aprile 1986 )

Quando, negli anni ‘48-'50, Gianfranco diventa Presidente della Gioventù Cattolica conosce Carlo Carretto con cui manterrà rapporti d'amicizia, di stima e soprattutto di condivisione d'idee per tutta la vita.

Sono gli anni in cui a Pesaro stringe amicizie fraterne con persone che condivideranno fino in fondo il suo cammino di impegno con e per i diseredati: con Gianfranco Sabbatini, con Carlo Bertellotti, con Augusto Sorbini.

Proprio in quegli anni vi è una crisi nella Gioventù Cattolica e sia Carretto che Gaudiano vanno in dissonanza (politica) con Gedda: Carretto sceglie la via del deserto e Gianfranco fuoriesce dall'Azione Cattolica.

Vi rientra alcuni anni dopo, attraverso il movimento studentesco, con Franco Tamburini con cui inizia un cammino di ricerca culturale e spirituale; e la ricerca e la condivisione iniziano proprio lì dove la sofferenza e la solitudine assumono connotazioni di vera e propria emarginazione: il carcere e il sanatorio ( va ricordato che a quel tempo la T.B.C. era temutissima perché considerata estremamente contagiosa).

Nel 1956 i due amici si confidano reciprocamente l'intenzione di entrare in seminario, cosa che puntualmente accade l'anno successivo, ma mentre Tamburini può vestire l'abito talare lo stesso anno, Gaudiano per la vestizione deve attendere il ‘58 perché il vescovo Borromeo vuole che concluda prima gli studi universitari di medicina. Non va dimenticato che Franco e Gianfranco frequentano in seminario la stessa classe ( i seminaristi di classi diverse non potevano comunicare tra loro): questo fa sì che fra i due l'amicizia si consolidi ulteriormente e attraverso la lettura degli scritti di Charles de Foucauld approfondiscono la riflessione sulla fraternità secolare e pongono attenzione ai poveri come detentori del messaggio di Cristo.

Gaudiano e Franco Tamburini il 24 giugno del 1962 vengono ordinati sacerdoti nella Chiesa di Cristo Re dal Vescovo Borromeo.

“ Io appena ordinato sacerdote, per obbedienza al mio Vescovo – che ho fatto, spero, in spirito di fede – ero nell' ‘ambiente bene' di Pesaro. Ricordo che facevo anche allora dei gruppi biblici a cui partecipava la jeunesse dorée di Pesaro e frequentavo queste case molto lussuose dove si discuteva cos'era la povertà tra un pasticcino, un cioccolatino, bevande servite in bicchieri molto preziosi che avevo sempre il terrore, ippopotamo come sono e come ero, di rompere. Ero delegato vescovile dell'Azione Cattolica e dell'apostolato dei laici, assistente dei medici cattolici (altro ‘ambiente bene' ), consulente del CIF ( dove c'erano le ‘signore bene' di Pesaro ), del gruppo Maria Cristina ( ancora un altro ‘ambiente bene' di Pesaro ), mi dovevo interessare degli imprenditori cattolici e in più insegnavo anche al Liceo Classico che era, e penso sia ancora, la ‘scuola bene' di Pesaro”. ( Intervista a Gianfranco Gaudiano in “Storia della Comunità”/ 1-8 aprile 1986 )

Proprio nella aule del Liceo Classico (in cui insegna, dall'a.s. 62/63, per 13 anni) conosce molti dei ragazzi e ragazze che faranno con lui delle scelte decisive per lo propria vita e per la società pesarese: a più di 30 anni quei liceali di allora ricordano ( in alcuni incontri organizzati dagli amici della Comunità di Via del Seminario ) come Gianfranco ‘stravolse' tutto l'insegnamento della religione attraverso il connubio che sapeva cogliere tra la parola di Dio e l'attenzione alla ‘povertà dietro l'angolo di casa' che si nascondeva anche nelle pieghe della tranquilla città di Pesaro.

Nell'ottobre del ‘62 il Vescovo Borromeo lo nomina Padre Spirituale del Seminario Diocesano Minore (anche questa una carica che accetta per obbedienza, in quanto non credeva nella validità del Seminario Minore e non credeva all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, così come non concepiva più l'A.C. come era pensata e vissuta allora) e più tardi diventa anche insegnante di psicologia ed etica professionale al corso per infermieri professionali.

“…Poi successe qualcosa nella mia vita: fui esonerato dall'incarico di delegato vescovile per l'A.C. e per l'apostolato dei laici dopo un convegno che feci e che fu giudicato ‘di sinistra' e quindi con una lettera fui sollevato dall'incarico. Poi – cosa strana – fui nominato Padre Spirituale del Seminario Teologico Regionale: posto di grossa responsabilità, perché è lì che devi decidere se i giovani diventano preti o no…”. ( Intervista a Gianfranco Gaudiano in “Storia della Comunità”/ 1-8 aprile 1986).

Lo stesso anno dell'ordinazione sacerdotale don Franco Tamburini viene mandato in qualità di parroco a Villa San Martino e don Gaudiano trova il tempo e il modo per aiutarlo nell'impegno con i giovani e nelle messe domenicali.

Inizia, sempre nel '62, il Concilio Vaticano II ( che terminerà i suoi lavori nel '65 ): fatto, questo, di enorme rilevanza spirituale, sociale e politica. Il Vescovo Borromeo aveva assunto inizialmente un atteggiamento oppositivo e nulla trapelava in diocesi di ciò che stava avvenendo nell'assise conciliare.

Anche quando Gianfranco (in quegli anni delegato vescovile ) organizza al San Bartolo degli incontri con don Benzi ( allora padre spirituale del Seminario di Rimini ) per la formazione dei preti sulle tematiche del Concilio - soprattutto Bibbia e Liturgia, le due grandi aperture - il Vescovo concede il permesso, ma ‘obtorto collo'.

Un gruppo ristretto di sacerdoti continua a vedersi alla Baratoff cercando di cogliere nelle studio biblico ciò che di nuovo il Concilio aveva delineato e don Gaudiano e don Tamburini partecipano agli esercizi spirituali a Camaldoli con don Dossetti sull'Ecclesiaste.

Giungiamo al '68, l'anno che dà l'avvio - un po' in tutto il mondo - alla ricerca di una nuova identità, ricerca in cui credono soprattutto i giovani che contestano, lottano e proclamano nelle piazze il loro desiderio di rinnovamento.

Don Gaudiano aveva già riunito attorno a sé un gruppo di giovani, formato prevalentemente di suoi ex alunni di liceo, con cui si incontra la domenica pomeriggio nella parrocchia di Villa San Martino per leggere la Parola di Dio: con loro, con don Tamburini e altri giovani della sua parrocchia si reca da don Neri, a Monteveglio, e l'anno successivo – nel '69 - a Spello da Carretto per un ritiro spirituale (Carretto era appena tornato dall'esperienza del deserto e da Marsiglia , come scaricatore di porto ). A Spello, insieme o singolarmente, torneranno più volte.

I due gruppi – di don Gianfranco e di don Franco – decidono di fare una volta all'anno dei ritiri spirituali sullo ‘stile' di Carretto: lavoro e preghiera di meditazione, e trovano una casa a Montemarino, nell'entroterra pesarese, senza per questo lasciare l'esperienza domenicale del confronto sui testi biblici.

Viene chiamato ad introdurre i libri dell'Antico Testamento don Sandro Spinsanti: l'Esodo è la lettura che più affascina, ma non lo è meno l'esperienza interiore a cui vengono chiamati dal libro della Genesi, di Isaia e dei profeti Osea ed Amos.

La ricerca di quegli anni non era esclusivamente intellettuale, in quanto numerosi di quei giovani vicini a Gaudiano, già dal ‘65-‘66 , ponevano un'attenzione particolare a famiglie bisognose ( vennero persino ‘adottate' delle famiglie ), a bambini con difficoltà scolastiche ( si istituirono dei doposcuola ), ad associazioni che lottavano contro la fame nel mondo ( Mani Tese ).

Nell'ottobre-novembre del '70 nasce quella che Gianfranco chiama la ‘Comunità di orientamento vocazionale': alcuni giovani, conosciuti in seminario, ricevono da don Gaudiano una lettera dove li si invita a fare un'esperienza di vita comunitaria. La sistemazione è in Viale Trieste 41, ma già nel maggio del '71 la residenziale si trasferisce in Via del Seminario 12.

“Io ricordo che ero direttore spirituale del Seminario Regionale e aiutai diverse persone a chiarirsi un po' la vocazione e quindi a uscire dal Seminario (…). Io sinceramente però consigliavo: uscite, ma uscite per mettervi in una posizione di ascolto, di ricerca per capire che cosa Dio vuole da voi. Mi rendevo conto che tornando a casa loro per questi giovani era più difficile rimanere in questa posizione di disponibilità a Dio, ma dicevo: ‘se Dio vi vuole preti ritornerete tra uno, due, tre anni in Seminario'. Allora li feci venire a Pesaro(….) e dicevo a questi amici che cercavano di capire che cosa Dio volesse da loro ‘...intanto non sbagliate se cominciate ad impegnarvi insieme a me per gli ultimi…' ”( Intervista a Gianfranco Gaudiano in “Storia della Comunità”/ 1-8 aprile 1986 ).

Nel settembre del '70 arriva a Pesaro anche Monsignor Michetti con il ruolo di Vescovo coadiutore, in quanto il Vescovo Borromeo manterrà il titolo fino alla sua morte, nel '75.

“L'arrivo di monsignor Michetti fu una liberazione: non una liberazione dall'autorità ( credo, in coscienza, di aver obbedito con la stessa venerazione a tutti i miei vescovi ), ma liberazione dall'essere costretto a pensare, dire, fare cose nelle quali non credevo. (….) . Ed è qui che comincia la seconda parte della mia vita….”. (V. Intervista a don Gaudiano realizzata da Giuliano Martufi nel settembre '93 e pubblicata sulla rivista ‘Open “ n. 1, 1994).

Il dibattito degli anni '70 si incentra sul settore psichico (il C.I.M. a Pesaro è aperto dal 1962 ) e don Gaudiano (che considerava la condizione dei malati psichici ‘una tragedia' ) organizza, insieme ai suoi ragazzi, dei gruppi di discussione con gli psichiatri pesaresi: si discute sul come aiutare le persone con problemi mentali, ma anche come affrontare i rapporti nevrotici di coppia!

Su un binario parallelo Don Franco Tamburini e un gruppo di giovani della sua parrocchia danno l'avvio ad una serie di incontri su tematiche “scottanti” per quegli anni ‘70: Fede e Politica, La violenza e i cristiani, Il contributo della donna per una cultura alternativa, , Amore e sessualità, Pesaro e gli handicappati e altre ancora, con relatori quali Ernesto Balducci, Arrigo Chieregatti, Adriana Zarri, Andrea Canevaro. Le due realtà ecumeniche, guidate da don Gaudiano e don Tamburini, pur assumendo nel tempo connotazioni diverse recuperano, in quelle occasioni, la gioia del confronto, della collaborazione e del sostegno reciproco che non sono mai venute meno, ancora oggi.

Via del Seminario diventa sempre più un crocevia di nuove esperienze, di idee che, maturate dall'analisi biblica, trovano ben presto concretezza nell'ascolto, nell'amicizia, nell'aiuto verso tutti gli emarginati. L'attenzione particolare alla malattia mentale ha in don Gaudiano un'origine addirittura antecedente alla vocazione: molti di coloro che lo hanno conosciuto durante gli studi universitari ricordano la ‘ricerca di senso' nell'esperienza di un ammalato di mente e il sua sincera partecipazione al dolore delle famiglie che devono gestire tali situazioni.

“ Ad un certo punto noi ci siamo accorti, o abbiamo preso coscienza, che era necessario fare la stessa scelta che Dio aveva fatto - ed era evidente dall'ascolto della Parola - ossia la scelta degli ultimi, di quelli che non contano niente, degli emarginati, come si dice oggi. Questa è stata una scoperta molto chiara, anche molto sofferta, molto vissuta, da tutti noi….. Abbiamo concretizzato questa nostra scelta, mi ricordo, al monastero delle Serve di Maria. Lì ci siamo domandati ‘che cosa vuole dire fare la scelta degli ultimi concretamente?'. Allora ci siamo guardati un po' d'attorno e ci è sembrato che gli ultimi veramente per noi, quelli che erano immersi in una sofferenza più dura, fossero gli ammalati e i disturbati psichici. Da lì è venuta fuori la decisione di aprirci in una maniera nuova”. ( Intervista a don Gaudiano in “Storia della Comunità”/ 1-8 aprile 1986 ).

Aprirsi agli ultimi, perché gli ultimi sono depositari del Vangelo, condividere la loro vita, affrontare i problemi insieme, portare i pesi insieme, ma il problema impellente era trovare un modo affinchè anche le persone handicappate, disturbate da un punto di vista psicologico, potessero offrire qualcosa di sé, la loro ‘ricchezza': nascono in quegli anni i laboratori ‘in nero' di pantaloni ( togliere i fili! ) e di bigiotteria ( chiudere le catene ), e, nel '70, dopo un incontro con don Picchi comincia a maturare l'idea di fare qualcosa per i tossocodipendenti.

Il '72 - anno della nascita ‘ufficiale' della Comunità di Via del Seminario 12, anche se quella ‘ufficiosa' si può far risalire al '71 - ha segnato la prima uscita della comunità in montagna, a Salice Dulzio, con ‘puntata' di quattro giorni in Svizzera! .

“…Eravamo in 23 e ricordo che io dissi ‘…no, basta, tutti vanno all'estero, perché noi non dobbiamo portare i nostri amici all'estero?'…”.( Intervista a don Gaudiano in “Storia della Comunità”/ 1-8 aprile 1986 )

E' una questione di pari dignità: “L'ammalato mentale è una persona con la sua dignità… una persona umana che tra le altre cose – questo lo dico per quanti di noi hanno il dono della fede – occupa proprio sul piano di fede una posizione tutta particolare”. ( dal Volume ‘Carità e Profezia', edito dal C.e.i.s. di Pesaro nell'ottobre 1994).

Fra don Gaudiano e don Adelio Batarra matura l'idea di aprire una vera e propria scuola con laboratori – di ceramica, di cucina, di batik , di radiotecnica – che viene inaugurata il 4 novembre del 1974; nel marzo del '76 nasce la comunità terapeutica di Gradara per il recupero dei tossicodipendenti; nel giugno dello stesso anno la comunità educativa per ragazzi di Via Giolitti e la cooperativa T41; nel 1977 la casa- famiglia di Canaan.

Altre strutture sono sorte negli anni successivi, ‘ le baracche' - le definiva Gianfranco - ‘ una dolorosa necessità che si augura provvisorie': ma il cambiamento di mentalità, da lui tanto auspicato, non è avvenuto e il nostro continua “ad essere un Paese incivile perché non dà la possibilità a tutti di curarsi!” (da Volume ‘Carità e Profezia', edito dal C.e.i.s. di Pesaro nell'ottobre 1994).

Gli anni trascorsi nella creazione di strutture che fornissero una risposta alle tante emergenze sociali hanno visto Don Gianfranco dividersi tra la preghiera, che indubbiamente costituiva il suo ossigeno, la sua fonte di vita e di coraggio e l'ascolto di tutti coloro che cercavano una parola di speranza quando le difficoltà della vita diventano opprimenti e spesso insopportabili. Per ognuno di loro la porta della comunità di Via del Seminario era sempre aperta, così come era sempre aperta la porta della suo domicilio privato dove, persino nelle ore notturne il telefono squillava sempre più spesso.

D'altronde ogni epoca ha visto un affacciarsi di nuove povertà e l'arrivo degli stranieri che fuggivano (come oggi, d'altronde) dai loro paesi per cercare il pane in terra straniera ha visto don Gaudiano in prima linea innanzitutto per difendere la loro dignità di uomini, poi per offrire loro un tetto, un piatto caldo e l'aiuto per trovare un lavoro… perché è il lavoro, innanzitutto, che dà dignità! 

Gli anni '90, poi, in particolare sono stati particolarmente forieri di nuove povertà : ci si è resi conto che i carceri minorili non erano certo educativi e indubbiamente non facilitavano il reinserimento sociale dei ragazzi… si intuì allora che il concetto di educazione potesse ritrovare un campo fertile nell'amore e nell'accoglienza: la “Casa di prima accoglienza per minorenni in pericolo di devianza” è stata ancora una volta una felice intuizione di don Gianfranco e di alcuni suoi amici.

Così come lo fu l'apertura della “Casa di accoglienza di Villa Moscati”: l'AIDS ha mostrato, in quegli anni, tutta la fragilità di una società disarmata e impaurita, tanto impaurita da lasciar morire migliaia di giovani da soli…. ecco quindi che Villa Moscati ha offerto l'amorosa presenza di persone che si sono prese cura di alcuni giovani, spesso per accompagnarli alla morte.

Per questo lavoro è necessaria una disposizione d'animo profonda, e per dare una risposta a ciò che ci sta di fronte don Gaudiano ripeteva spesso che in una mano teneva la Bibbia e nell'altra il giornale: dall'una riceveva la forza per essere attento e disponibile alle situazioni che Dio gli presentava, l'altro gli permetteva lo sguardo sul mondo e quindi sulla società, sulla realtà concreta con le possibili risposte e le strategie per aiutare le “baracche”e i gli amici in difficoltà.

Ma è nella comunità che tutto questo ha trovato e trova il proprio terreno fertile, perché è il luogo per eccellenza dove “ci sono persone con doni diversi per le quali l'orologio di Dio non segna la stessa ora, ci sono soprattutto persone rispettose le une delle altre, persone che si aiutano e che sanno anche attendersi…” (V. la Proposta di don Gaudiano).

Pertanto la sua è stata la testimonianza di un uomo che nel cogliere i segni del suo tempo ha saputo cogliere ‘i tempi di Dio' e che continua nelle opere da lui iniziate e attraverso il cammino che sta compiendo la sua comunità, con la consapevolezza che la vita della speranza è la novità di cui abbiamo tutti bisogno e soprattutto che non possiamo mai sperare da soli….

Giuliana Ceccarelli

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